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Riportiamo il testo integrale dell'omelia di padre Mauro Gambetti, Custode del Sacro Convento, di domenica 28 giugno.

"La liturgia di oggi ruota attorno al verbo ‘accogliere’. La donna sunamita della prima lettura, infatti, attua il detto di Gesù: “Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto” (Mt 10,41).

Si pongono alcune questioni. Innanzitutto, sono disposto ad accogliere un profeta?

Nella prima lettura è chiaro che l’iniziativa è della donna facoltosa, la quale successivamente coinvolge il marito. Il fatto che in una società patriarcale come quella palestinese del IX secolo A.C. sia una donna ad accogliere Eliseo e ad accorgersi che è un profeta, dovrebbe risvegliare in noi quell’inclinazione naturale ad aprirci agli altri che questa pandemia ha frustrato. Forse, avvertiamo un senso di timore, di sospettosità nei confronti degli altri e tendiamo a tenere le distanze, ma non tanto per virtuosa prudenza nell’evitare contatti fisici inappropriati, quanto piuttosto per paura ed un conseguente ripiegamento dentro un guscio rassicurante. Sto uscendo dai circoli angusti del mio mondo per andare incontro agli altri ed accoglierli? Credo che le parole di Paolo nella lettera ai Romani e quelle di Gesù nel Vangelo odierno ci offrano la prospettiva in cui collocarci: siamo stati sepolti insieme con Gesù, immersi nella sua morte e partecipiamo alla potenza della sua risurrezione; perciò possiamo camminare in un orizzonte di vita nuova ed abbiamo il coraggio di perdere la nostra stessa vita per Lui, per seguirlo ovunque Egli vada ed accoglierlo nei fratelli e nelle sorelle che incontriamo. Noi siamo certi di trovare così la vera vita!

Che ricompensa è riservata a chi accoglie un profeta? La stessa del profeta. Qual è la ricompensa del profeta? Per la donna sulamita e per suo marito, accogliendo in casa Eliseo si schiude una vita nuova, un futuro gravido di speranza. E, si sa, la felicità è di casa dove c’è fecondità, vitalità e vita. In fin dei conti, accogliere un profeta consente di partecipare alla fonte della sua felicità, che è l’abbondanza di vita che da Dio stesso.

Allora, viene spontaneo chiedersi: chi sono i profeti, perché io possa accoglierli?

Faccio tre esempi di quelli che secondo me oggi sono portatori di uno spirito di profezia, ovvero possono offrire una interpretazione sapienziale della realtà ed una attualizzazione del messaggio cristiano, in alternativa al conformismo, al tradizionalismo e al libertinismo.

1. Come nel passato, i profeti sono innanzitutto identificabili in quegli uomini e quelle donne chiamati ad una modalità singolare di vivere nel mondo al servizio di Dio e del suo popolo. Sacerdoti e consacrati in genere sono inviati per portare il vangelo e, chi li accoglie, accoglie Gesù… e non perderà la sua ricompensa. Attenzione però: non tutti i sacerdoti e i consacrati sono profeti. Come distinguerli? Credo che nell’ambito di queste categorie di persone le caratteristiche fondamentali per riconoscere in esse lo spirito di profezia siano tre: libertà (dai ruoli, dalle cose e dai consensi), umiltà (nei tratti, nei gesti e nelle parole) e prossimità (specialmente alle svariate forme attuali di povertà). Se in noi manca uno di questi elementi, fate bene ad ascoltare quello che diciamo, perché può sempre risultare utile – soprattutto se attinge alla sana dottrina –, mentre non lo è per nessuno accoglierci. Pensiamo a Francesco, un consacrato, un diacono, ma soprattutto un uomo libero, umile e prossimo a tutti.

2. Insieme a sacerdoti e consacrati vorrei citare come esempio le famiglie. Credo che nel mondo d’oggi la testimonianza di un amore fedele e diffusivo tra un uomo e una donna sia una vera e propria profezia, che aiuta a comprendere il senso e la bellezza dell’esistenza. Accogliere le famiglie, far loro posto nel cuore e nella società, porta con sé una grande ricompensa. Se ci pensiamo, frequentare quelle famiglie che, semplicemente stando a tavola o a chiacchierare, ti trasmettono il gusto della vita insieme, di quella modalità di socializzazione che, pur rimanendo insufficiente in se stessa, basta a dare sapore alla vita nel corpo e non cerca altre fonti per colmare il bisogno insito nell’animo umano, ebbene, frequentare queste famiglie così normali e “compiute”, riempie il cuore. Ed accade che, frequentandole, mentre avverti un senso di completezza, ti ritrovi partecipe della loro eredità, cioè della loro discendenza e la vita cresce dentro di te. Pensiamo ancora a Francesco, che ha organizzato la vita della comunità intorno alle dinamiche familiari vissute nell’eccedenza dello spirito: la tenerezza di una madre nel prendersi cura dei figli; la stabilità di un padre nel mantenere la direzione mentre si cammina e si cerca; il rispetto e la gratuità dei rapporti tra pari. La famiglia è una profezia dell’oggi, per ciascuno e per la società.

3. L’ultimo esempio che vorrei fare è un po’ sui generis. Penso ai migranti. Non sono forse essi a rivelarci il valore della dignità umana in un mondo nel quale tutto sembra essere asservito al consumo e al profitto? Uomini e donne, giovani e adulti che rischiano la vita per un mondo più umano; persone che hanno fiducia negli altri e sono portatori di sogni; gente che non ha nulla, eppure è animata da una forza vitale che molti in occidente hanno smarrito. Accoglierli significa lasciarsi interpellare e stupire dalla storia, che sta disegnando percorsi che conducono alla fratellanza universale. Penso ancora a Francesco, che ha vissuto come pellegrino e forestiero in questo mondo. Io, e con me tutti coloro che seguono Gesù sulle orme di Francesco, possiamo garantirlo: la ricompensa che si accompagna all’accoglienza degli “itineranti” e del loro spirito di profezia è l’ingresso nel futuro e la possibilità di costruirlo, vivendolo da protagonisti.

Maria, la donna di frontiera - aperta alla vita -, ci aiuti a formare in noi una tenda tanto grande da essere in grado di accogliere tutti i profeti che Dio vorrà inviarci".